Era il calar della sera
mi ritrovai ammassata in un cortile
insieme a tanti tutti infelici
e l'odio mi ha fatto volare via.
Ero solo una bambina di otto anni
e in quell'infausta notte le fiamme
nel camino portando me hanno inghiottito
le parole e la salsiccia della mia fiaba preferita.
Ricordi dolorosi e strappati dal tralcio del mio nome:
Helga ?Heba? Hedvia? Hedia? Che importa?
Ero un dono di Dio
ero la gioia dei miei cari
ero la voce di Dio.
Ero.
Il mio nome in un lampo nel buio è scomparso
e tu vorresti ritrovarlo nel vuoto?
Vorresti leggere i miei pensieri?
Ti interessa sapere se avevo delle belle trecce?
Le mie intime lacerazioni, le mie paure
i miei sogni sono rimasti avvinghiati al filo spinato
nella plumbea atmosfera invernale.
La cenere uscita dal camino
ha urlato nel vento
ha spezzato una farfalla rosa
ha affidato il mio tutto
a una sola foto.
Straziante.
Ero.
Ora sono un parco ad Amburgo.
In questo blog è possibile leggere poesie in Italiano ed inglese, raconti e saggi.
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domenica 6 maggio 2012
domenica 29 aprile 2012
Ruchla Zylberberg (morta il 20 Aprile 1945)
Ero una dei Venti. Ricordalo!
Era primavera e non
riuscivo a muovermi.
Arrivò il rintocco della
morte nell’oscurità
e nel Silenzio il mio
cuore solitario
comprendeva l’ingiusta lacerazione
la crudeltà subita.
Scartata in un istante la mia vita.
Papà non ce l’abbiamo fatta!
Sai ad Auschwitz ci
portarono e
l’arrivo persi ogni
traccia di mamma ed Ester.
Quella stessa notte il fumo del camino
scrisse in Cielo i
loro nomi!
Io non lo sapevo e
invano nel campo le cercavo!
Guardavo quel dipinto a Birkenau
volevo le mie bambole e le mie fiabe
volevo andare in bici spensierata
e mangiare il dolce con le noccioline
e i semi di papavero
cercavo un punto fermo
un pensiero cui aggrapparmi.
Un giorno vidi una ragazzina passeggiare
cercava erba da mangiare e là vicino
al filo qualcuno le passò qualcosa.
Lei sicuramente è viva lo
sento nel mio cuore
allegra e spensierata in bici non è andata
cresciuta troppo in fretta col numero tatuato
e magari scrive ricette appetitose in un blog!
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Ruchla Zylberberg
martedì 17 aprile 2012
Sergio De Simone (morto il 20 Aprile 1945)
Chiudo gli occhi perchè figlio dell'Ebrea.
Pezzo scaricato ad Auschwitz-Birkenau
il 4 aprile del '44 con l'arrivo del convoglio25T.
Non sono più un bambino da quel giorno:
rasato sono diventato A179614.
Con me nella baracca c'erano le cuginette
simpatiche alla Kapò prima di uscire
nel cortile per l'appello
"Non muoverti" mi dissero.
Non ascoltai e l'angelo della morte
ha insudiciato il passo.
Restano le mie immagini al di là del filo.
Non ho avuto il tempo di fare lo sciuscià
lo scugnizzo con la faccia sporca
rincorso dai compagni per le strade.
L'Ebrea era la mamma per la nonna
e così un lungo viaggio
lontano dal profumo dei limoni
m'ha portato a Fiume.
Il pendolo ha fermato là il tempo della gioia
e alla Risiera di San Saba ha trascinato noi.
Volevo essere il bimbo sorridente di un dipinto
andare a scuola e leggere libri e ancora libri
riempire il tempo libero coi giochi all'aria aperta.
Volevo una casetta con due stanze e
acchiappare la farfalla nel nicchio della lampada
volevo giocare a dama con la mamma
mangiare pane burro e zucchero.
Volevo andare a mare, tuffarmi e divertirmi
calcolare la rotta di una nave
con la stagione avversa.
NIENTE per me di tutto questo!
Forse, voi che oggi a me pensate,
ricordate che ero bello e che la mamma
non ha voluto credere che fossi finito nel camino
sopraffatto dall'inganno dell'uomo nero nero
che mi ha fatto tanto tanto male.
Ricordatemi ogni tanto con una rosa bianca bianca
e quando a mare andate prendete un sassolino
e guardatelo ogni tanto
quando siete tristi o avete voglia di gridare UFFA!
Pezzo scaricato ad Auschwitz-Birkenau
il 4 aprile del '44 con l'arrivo del convoglio25T.
Non sono più un bambino da quel giorno:
rasato sono diventato A179614.
Con me nella baracca c'erano le cuginette
simpatiche alla Kapò prima di uscire
nel cortile per l'appello
"Non muoverti" mi dissero.
Non ascoltai e l'angelo della morte
ha insudiciato il passo.
Restano le mie immagini al di là del filo.
Non ho avuto il tempo di fare lo sciuscià
lo scugnizzo con la faccia sporca
rincorso dai compagni per le strade.
L'Ebrea era la mamma per la nonna
e così un lungo viaggio
lontano dal profumo dei limoni
m'ha portato a Fiume.
Il pendolo ha fermato là il tempo della gioia
e alla Risiera di San Saba ha trascinato noi.
Volevo essere il bimbo sorridente di un dipinto
andare a scuola e leggere libri e ancora libri
riempire il tempo libero coi giochi all'aria aperta.
Volevo una casetta con due stanze e
acchiappare la farfalla nel nicchio della lampada
volevo giocare a dama con la mamma
mangiare pane burro e zucchero.
Volevo andare a mare, tuffarmi e divertirmi
calcolare la rotta di una nave
con la stagione avversa.
NIENTE per me di tutto questo!
Forse, voi che oggi a me pensate,
ricordate che ero bello e che la mamma
non ha voluto credere che fossi finito nel camino
sopraffatto dall'inganno dell'uomo nero nero
che mi ha fatto tanto tanto male.
Ricordatemi ogni tanto con una rosa bianca bianca
e quando a mare andate prendete un sassolino
e guardatelo ogni tanto
quando siete tristi o avete voglia di gridare UFFA!
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Sergio De Simone
Eduard Reichenbaum (morto il 20 Aprile 1945)
Pensavo di afferrare tra le stelle la felicità
volevo entrare nel respiro dei pianeti
lanciare grida tra le fessure dello spazio cosmico.
"Gli ordini sono ordini" è ciò che sento
e urla la mia mente ottenebrata
e dalla febbre lacerata.
Dove sono?
Non termina il dolore
palpita ancora il mio cuore
solo per poco e sono come
un aquilone strappato
disperso a mezz'aria.
Gettato nel forno e uscito dal camino!
volevo entrare nel respiro dei pianeti
lanciare grida tra le fessure dello spazio cosmico.
"Gli ordini sono ordini" è ciò che sento
e urla la mia mente ottenebrata
e dalla febbre lacerata.
Dove sono?
Non termina il dolore
palpita ancora il mio cuore
solo per poco e sono come
un aquilone strappato
disperso a mezz'aria.
Gettato nel forno e uscito dal camino!
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Eduard Reichenbaum
Jacqueline Morgenstein (morta il 20 Aprile 1945)
Volevo semplicemente abbracciare la mia mamma
con lo sguardo traboccante di cuore tanto grande.
Ero entrata nell'adolescenza piena di sogni
ogni volta che guardavo il Cielo
cercavo un cavaliere per il valzer
nella costellazione.
Poi la svolta e la casa di Parigi
trattenne ogni mia gioia.
Sciupata ogni bellezza con la brutta svolta.
Orribile avventura? Incredibile?
Non ci son parole: tu noi puoi capire.
Giunse infine il momento dell'addio
del commiato senza abbraccio
senza sorrisi e consolazione.
Solo ieri sognavo giocando con le bamboline
di tenermi stretta stretta alla mia mamma.
In questo buio senza stelle un altro inganno:
"Venite, svelti, forse ci sarà la mamma"
con lo sguardo traboccante di cuore tanto grande.
Ero entrata nell'adolescenza piena di sogni
ogni volta che guardavo il Cielo
cercavo un cavaliere per il valzer
nella costellazione.
Poi la svolta e la casa di Parigi
trattenne ogni mia gioia.
Sciupata ogni bellezza con la brutta svolta.
Orribile avventura? Incredibile?
Non ci son parole: tu noi puoi capire.
Giunse infine il momento dell'addio
del commiato senza abbraccio
senza sorrisi e consolazione.
Solo ieri sognavo giocando con le bamboline
di tenermi stretta stretta alla mia mamma.
In questo buio senza stelle un altro inganno:
"Venite, svelti, forse ci sarà la mamma"
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Jacqueline Morgenstein
domenica 15 aprile 2012
Edo (Eduard Hornemann) morto il 20 Aprile 1945
Mamma volevo rivederti
mi ha imbrogliato e Lexie ho trascinato
undici anni di gioia e poi l’inferno
crudele il destino per ogni stella gialla.
Nel dolore e nel fumo di un camino
sancita la separazione.
Mamma volevo baciare le tue mani premurose
prendere un tulipano nel giardino e
legarlo a un nastro rosso per donartelo
volevo diventare grande e contare rughe
e ancora rughe di saggezza sul tuo volto.
Mamma volevo correre
di qua e di là da medico
non ho potuto starti
accanto per l’ultima carezza.
il tifo ti aveva già portata
via e non me l’hanno detto.
Ero già orfano e non lo sapevo!
Un treno bello m’hanno fatto prendere
speravo di vederti e invece
inganni e ancora inganni!
Anche il babbo era salito
in Cielo e non me l’hanno detto!
Lui da Auschwitz a Dachau è andato
e poi in Marcia a Sachenhausen
e il freddo gelido
e la fame l’hanno attanagliato.
Mamma in questa notte maledetta ho visto tutto
e il sonno della morte stende il velo su di me.
mi ha imbrogliato e Lexie ho trascinato
undici anni di gioia e poi l’inferno
crudele il destino per ogni stella gialla.
Nel dolore e nel fumo di un camino
sancita la separazione.
Mamma volevo baciare le tue mani premurose
prendere un tulipano nel giardino e
legarlo a un nastro rosso per donartelo
volevo diventare grande e contare rughe
e ancora rughe di saggezza sul tuo volto.
Mamma volevo correre
di qua e di là da medico
non ho potuto starti
accanto per l’ultima carezza.
il tifo ti aveva già portata
via e non me l’hanno detto.
Ero già orfano e non lo sapevo!
Un treno bello m’hanno fatto prendere
speravo di vederti e invece
inganni e ancora inganni!
Anche il babbo era salito
in Cielo e non me l’hanno detto!
Lui da Auschwitz a Dachau è andato
e poi in Marcia a Sachenhausen
e il freddo gelido
e la fame l’hanno attanagliato.
Mamma in questa notte maledetta ho visto tutto
e il sonno della morte stende il velo su di me.
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20 aprile 1945,
Bullenhuser Damm,
Edo Hornemann
Lexie (Alexander Hornemann) morto il 20 Aprile 1945
Non ho avuto tempo di crescere
ed oggi tanti adolescenti
nel silenzio di un cortile
ricercano i passi miei dispersi
in fumo nello scontroso giorno
e il mio calvario e la mia mattanza.
La fame mi aveva fatto magro
sognavo di fare il chef e aver le stelle
il cucchiaio di legno e il mio cappello
cantano sott’acqua e piangono coi bianchi tulipani
e lo sciabordio del vento al vecchio mulino si ferma.
La stella gialla portavo al petto con orgoglio
nelle notti di paura bagnavo il mio bel letto.
Per la furia improvvisa dei Nazisti da casa
un camion ci portò da Eindhoven a Vught.
Era il 3 giugno del 44 ed eravamo in 400.
Poi un viaggio e ancora un altro in treno
e turbato a morte persi il sorriso quando
il bacillo mi iniettarono con l’inganno
e la promessa di farmi vedere la mamma.
Ora posso solo chiedere a voi ragazzi
di vivere la vita che non vissi!
ed oggi tanti adolescenti
nel silenzio di un cortile
ricercano i passi miei dispersi
in fumo nello scontroso giorno
e il mio calvario e la mia mattanza.
La fame mi aveva fatto magro
sognavo di fare il chef e aver le stelle
il cucchiaio di legno e il mio cappello
cantano sott’acqua e piangono coi bianchi tulipani
e lo sciabordio del vento al vecchio mulino si ferma.
La stella gialla portavo al petto con orgoglio
nelle notti di paura bagnavo il mio bel letto.
Per la furia improvvisa dei Nazisti da casa
un camion ci portò da Eindhoven a Vught.
Era il 3 giugno del 44 ed eravamo in 400.
Poi un viaggio e ancora un altro in treno
e turbato a morte persi il sorriso quando
il bacillo mi iniettarono con l’inganno
e la promessa di farmi vedere la mamma.
Ora posso solo chiedere a voi ragazzi
di vivere la vita che non vissi!
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Lexie Hornemann
Lexie Hornemann (morto il 20 Aprile 1945)
Non ho avuto tempo di crescere
ed oggi tanti adolescenti
nel silenzio di un cortile
ricercano i passi miei dispersi
in fumo nello scontroso giorno
e il mio calvario e la mia mattanza.
La fame mi aveva fatto magro
sognavo di fare il chef e aver le stelle
il cucchiaio di legno e il mio cappello
cantano sott’acqua e piangono coi bianchi tulipani
e lo sciabordio del vento al vecchio mulino si ferma.
La stella gialla portavo al petto con orgoglio
nelle notti di paura bagnavo il mio bel letto.
Per la furia improvvisa dei Nazisti da casa
un camion ci portò da Eindhoven a Vught.
Era il 3 giugno del 44 ed eravamo in 400.
Poi un viaggio e ancora un altro in treno
e turbato a morte persi il sorriso quando
il bacillo mi iniettarono con l’inganno
e la promessa di farmi vedere la mamma.
Ora posso solo chiedere a voi ragazzi
di vivere la vita che non vissi!
ed oggi tanti adolescenti
nel silenzio di un cortile
ricercano i passi miei dispersi
in fumo nello scontroso giorno
e il mio calvario e la mia mattanza.
La fame mi aveva fatto magro
sognavo di fare il chef e aver le stelle
il cucchiaio di legno e il mio cappello
cantano sott’acqua e piangono coi bianchi tulipani
e lo sciabordio del vento al vecchio mulino si ferma.
La stella gialla portavo al petto con orgoglio
nelle notti di paura bagnavo il mio bel letto.
Per la furia improvvisa dei Nazisti da casa
un camion ci portò da Eindhoven a Vught.
Era il 3 giugno del 44 ed eravamo in 400.
Poi un viaggio e ancora un altro in treno
e turbato a morte persi il sorriso quando
il bacillo mi iniettarono con l’inganno
e la promessa di farmi vedere la mamma.
Ora posso solo chiedere a voi ragazzi
di vivere la vita che non vissi!
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sabato 14 aprile 2012
Roman Zeller (morto il 20 Aprile 1945)
Poco importa dove sia nato
e non lo indovinerete mai
come il giorno del mio genetliaco.
Pensate solo che sia stato matto da legare
a fare il passo avanti.
Non ho potuto andare a scuola
e leggere i libri che riempivano
i miei sogni a Birkenau.
Una brutta foto sul marmo verde:
e sofferenza e sofferenza tanta!
Non volevo una piazza intitolata
volevo andare a scuola
camminare sotto il cielo blue pavone
volevo andare in giro per il mondo
con la barca a vela.
Volevo rivedere la mia mamma
andare a casa e tirare la coda del mio gatto
rincorrerlo col gomitolo di lana
stendermi sull'erba fresca e correre
verso il lago con l'aquilone colorato.
La scacchiera della mamma
a Birkenau ho lasciato
il cavallo nella tasca dei miei stracci
varcherà il cielo lontano senza sogni
la mia cenere sfarfalla all'alba
chiedendo una preghiera a te:
studia al posto mio
acchiappa il vento dell'amore
distruggi l'odio che ti sta intorno
raccogli le voci del Silenzio
e non dimenticare me e i tanti
la cui vita anzitempo e senza rughe fu spezzata.
e non lo indovinerete mai
come il giorno del mio genetliaco.
Pensate solo che sia stato matto da legare
a fare il passo avanti.
Non ho potuto andare a scuola
e leggere i libri che riempivano
i miei sogni a Birkenau.
Una brutta foto sul marmo verde:
e sofferenza e sofferenza tanta!
Non volevo una piazza intitolata
volevo andare a scuola
camminare sotto il cielo blue pavone
volevo andare in giro per il mondo
con la barca a vela.
Volevo rivedere la mia mamma
andare a casa e tirare la coda del mio gatto
rincorrerlo col gomitolo di lana
stendermi sull'erba fresca e correre
verso il lago con l'aquilone colorato.
La scacchiera della mamma
a Birkenau ho lasciato
il cavallo nella tasca dei miei stracci
varcherà il cielo lontano senza sogni
la mia cenere sfarfalla all'alba
chiedendo una preghiera a te:
studia al posto mio
acchiappa il vento dell'amore
distruggi l'odio che ti sta intorno
raccogli le voci del Silenzio
e non dimenticare me e i tanti
la cui vita anzitempo e senza rughe fu spezzata.
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I,
I bambini e la shoah,
Roman Zeller
Eleonora Witonski (morta il 20 Aprile 1945)
Un barlume di vita compimento e limite
potrò dirti addio mamma?
E il bacio della buonanotte?
Volevo vederti e Roman contento
mi ha convinto e abbiamo fatto
il passo avanti dell’inganno.
Tutto quello che non potremo fare
sarebbe stato importante
i nostri sogni appiccicati ancora
nella nostra stanza
a casa e poi sul treno
le bamboline sul mio letto
non c’era tempo nella fretta.
Con un tonfo son rimasta a terra
come raccontare l’inquieta sofferenza?
Solo la trottola ora piange
bruciando nella vecchia stufa.
Mamma lo prometto non saremo un’eco
sotto le stelle indifferenti.
Si è spenta in questo infausto giorno la mia vita.
Loro gli aguzzini ora pronti a festeggiare
ubriachi si addormentano e colpa
a colpa alla loro vita aggiungono.
Rimorso? No! Il silenzio li proteggerà
Un giorno poi li inseguirà un giornale
qualcuno alzandosi scoprirà tutto e le nostre
foto troveranno e tante prove nel baule.
La scia infinita del fumo e della cenere
attirerà le pietre abbraccio silenzioso
di fanciulli e ancor fanciulli nelle scuole
e il fragore del ricordo
d’inchiostro e di farfalle
nelle strade l’aria addolcirà.
potrò dirti addio mamma?
E il bacio della buonanotte?
Volevo vederti e Roman contento
mi ha convinto e abbiamo fatto
il passo avanti dell’inganno.
Tutto quello che non potremo fare
sarebbe stato importante
i nostri sogni appiccicati ancora
nella nostra stanza
a casa e poi sul treno
le bamboline sul mio letto
non c’era tempo nella fretta.
Con un tonfo son rimasta a terra
come raccontare l’inquieta sofferenza?
Solo la trottola ora piange
bruciando nella vecchia stufa.
Mamma lo prometto non saremo un’eco
sotto le stelle indifferenti.
Si è spenta in questo infausto giorno la mia vita.
Loro gli aguzzini ora pronti a festeggiare
ubriachi si addormentano e colpa
a colpa alla loro vita aggiungono.
Rimorso? No! Il silenzio li proteggerà
Un giorno poi li inseguirà un giornale
qualcuno alzandosi scoprirà tutto e le nostre
foto troveranno e tante prove nel baule.
La scia infinita del fumo e della cenere
attirerà le pietre abbraccio silenzioso
di fanciulli e ancor fanciulli nelle scuole
e il fragore del ricordo
d’inchiostro e di farfalle
nelle strade l’aria addolcirà.
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I bambini e la shoah
lunedì 9 aprile 2012
Januz Korczak
Dottor Korczak è un film del ’90 sulla mia vita.
In ricordo del mio altruismo nel ghetto
di Varsavia e dei miei scritti di educatore
le Nazioni Unite hanno adottato
la Convenzione dei Diritti del Bambino.
La mia vita
luce sull’uomo e le sue fragilità
uomo che lotta per la dignità
non ha ancora il suo posto
negli scaffali della storia.
Ora porta il mio nome
la scuola di Bullenhuser Damm.
Qui la scultura è pesante
pregna di tremendum
piange pure la pietra:
l’uomo ha macchiato di sangue
l’arcobaleno dell’amore
quando a Treblinka nelle camere
a gas mi strappava alla vita
coi miei duecento fanciulli.
In ricordo del mio altruismo nel ghetto
di Varsavia e dei miei scritti di educatore
le Nazioni Unite hanno adottato
la Convenzione dei Diritti del Bambino.
La mia vita
luce sull’uomo e le sue fragilità
uomo che lotta per la dignità
non ha ancora il suo posto
negli scaffali della storia.
Ora porta il mio nome
la scuola di Bullenhuser Damm.
Qui la scultura è pesante
pregna di tremendum
piange pure la pietra:
l’uomo ha macchiato di sangue
l’arcobaleno dell’amore
quando a Treblinka nelle camere
a gas mi strappava alla vita
coi miei duecento fanciulli.
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Treblinka
20 Aprile 1945
L’ultima nuvola di fumo nera nera
in alto assetata di colori
da sola spazia e s’inciela
dopo il grido silenzioso.
Un grumo di dolore
già da qualche settimana
lascia una prova
una lista per la Croce Rossa
e accompagnano la cenere
dispersa nomi, età, nazioni
e strazianti foto
di trapassato orrore.
Lettere da ricomporre
il mattino poi raccoglie
nella bolla della vita
stracci e giochi pochi
recisi col sorriso
di chi un passo avanti ha fatto.
L’aria intorno uno strano odore
amaro ha e incide nomi
e ancora nomi sulle pietre bianche.
Non c’è delitto perfetto.
Questa strage anomala
lacera ancora anno dopo anno e
cerca nel filo del vento
di memoria il filamento
e volge un pensiero al tempo
lontano dalla gioia e
l’alfabeto dell’AMORE
tra farfalle e rose bianche
lascia la traccia della Rimembranza.
in alto assetata di colori
da sola spazia e s’inciela
dopo il grido silenzioso.
Un grumo di dolore
già da qualche settimana
lascia una prova
una lista per la Croce Rossa
e accompagnano la cenere
dispersa nomi, età, nazioni
e strazianti foto
di trapassato orrore.
Lettere da ricomporre
il mattino poi raccoglie
nella bolla della vita
stracci e giochi pochi
recisi col sorriso
di chi un passo avanti ha fatto.
L’aria intorno uno strano odore
amaro ha e incide nomi
e ancora nomi sulle pietre bianche.
Non c’è delitto perfetto.
Questa strage anomala
lacera ancora anno dopo anno e
cerca nel filo del vento
di memoria il filamento
e volge un pensiero al tempo
lontano dalla gioia e
l’alfabeto dell’AMORE
tra farfalle e rose bianche
lascia la traccia della Rimembranza.
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I bambini e la shoah
mercoledì 4 aprile 2012
Georges-Andrè Kohn (morto il 20 Aprile 1945)
Bucce di patate ieri
nell'immondezzaio cercavo
tra cenere e rifiuti per nutrirmi
insopportabile le strette di catene
io pezzo da soma il Rollwagen
conducevo al crematorio.
Risa infantili voci intense e urla
al suono della campanella qui non odo.
Io, parente di un banchiere
lenzuola pulite e giocattoli più non ho.
Il freddo di novembre punge
un cappotto mi sono preso e delle scarpe
nel tragitto e sembro
un figurino d'altri tempi.
Chiudo gli occhi
vedo il cortile pieno
di ragazzine con le trecce
mangiano dolci alla mia festa
scoppiano a ridere
ed io mi sento un re.
Ahimè è solo un sogno!
Apro gli occhi e le bambine
qui non hanno trecce
rasate come me
con gli stracci addosso
sporche hanno fame e freddo
e macchiette di sangue delle cimici
e fanno solo smorfie di dolore
e zitte piangono.
Oggi SON FELICE
ho fatto un passo avanti
e fischia correndo il treno bello
e andrò a unirmi alla mia mamma!
nell'immondezzaio cercavo
tra cenere e rifiuti per nutrirmi
insopportabile le strette di catene
io pezzo da soma il Rollwagen
conducevo al crematorio.
Risa infantili voci intense e urla
al suono della campanella qui non odo.
Io, parente di un banchiere
lenzuola pulite e giocattoli più non ho.
Il freddo di novembre punge
un cappotto mi sono preso e delle scarpe
nel tragitto e sembro
un figurino d'altri tempi.
Chiudo gli occhi
vedo il cortile pieno
di ragazzine con le trecce
mangiano dolci alla mia festa
scoppiano a ridere
ed io mi sento un re.
Ahimè è solo un sogno!
Apro gli occhi e le bambine
qui non hanno trecce
rasate come me
con gli stracci addosso
sporche hanno fame e freddo
e macchiette di sangue delle cimici
e fanno solo smorfie di dolore
e zitte piangono.
Oggi SON FELICE
ho fatto un passo avanti
e fischia correndo il treno bello
e andrò a unirmi alla mia mamma!
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Georges-André Kohn
Marek Steinbaum (morto il 20 Aprile 1945)
Mamma ho fatto un passo avanti
ti ho vista solo salutarmi
da lontano e una musica
continua e lancinante
è il groppo in gola.
Mamma ho fatto un passo avanti
ma non sei qui accanto a me
a tirar fuori il fazzoletto
quando piango e a darmi un
bacio se la luce mi ferisce.
Mamma ho fatto un passo avanti
sono stanco e ho la febbre alta
vorrei giocare a carte con papà
intorno a me solo nuvole nere.
e tanto freddo...
Mamma ho fatto un passo avanti
dove sei? ho tanto sonno!
qualcuno borbotta una canzone
e sono al punto di non ritorno
"gli ordini sono ordini".
Mamma ho fatto un passo avanti
baci e abbracci mando a te e a
papà con la nera cenere che
dal camino uscendo in cielo
scrive Marek Steinbaum.
ti ho vista solo salutarmi
da lontano e una musica
continua e lancinante
è il groppo in gola.
Mamma ho fatto un passo avanti
ma non sei qui accanto a me
a tirar fuori il fazzoletto
quando piango e a darmi un
bacio se la luce mi ferisce.
Mamma ho fatto un passo avanti
sono stanco e ho la febbre alta
vorrei giocare a carte con papà
intorno a me solo nuvole nere.
e tanto freddo...
Mamma ho fatto un passo avanti
dove sei? ho tanto sonno!
qualcuno borbotta una canzone
e sono al punto di non ritorno
"gli ordini sono ordini".
Mamma ho fatto un passo avanti
baci e abbracci mando a te e a
papà con la nera cenere che
dal camino uscendo in cielo
scrive Marek Steinbaum.
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Marek Steinbaum
mercoledì 28 marzo 2012
Riwka Herszberg
Nell’inverno che già passa
orme di fame e di dolore
nella neve gelida lascio
e una macchia rosso tulipano.
Una montagna di corpi martoriati
e la mia grigia nuvola di fumo
è ancora una tenera lettera d’amore:
”Mamma ho fatto un passo avanti per vederti!”
Freddo e preciso l’ordine
scendo dal camion e svestita
in tutta fretta
nella cantina sotterranea
tutti i sogni alla morfina lascio.
Poche le leggi dell’Orso
alto il conto da pagare
con quel passo avanti
e restano pochi ricordi nel ritmo
superbo di una cavalcata.
Sein Bild:ich weih’s.
Un passo avanti
e l’odio lacerante m’appende al gancio
e nella cenere il mio nome scrive.
Passati sono gli anni
oggi mi ricordi
e nella quiete del Cielo
sale insieme alle farfalle
e leggero vola
un palloncino bianco.
orme di fame e di dolore
nella neve gelida lascio
e una macchia rosso tulipano.
Una montagna di corpi martoriati
e la mia grigia nuvola di fumo
è ancora una tenera lettera d’amore:
”Mamma ho fatto un passo avanti per vederti!”
Freddo e preciso l’ordine
scendo dal camion e svestita
in tutta fretta
nella cantina sotterranea
tutti i sogni alla morfina lascio.
Poche le leggi dell’Orso
alto il conto da pagare
con quel passo avanti
e restano pochi ricordi nel ritmo
superbo di una cavalcata.
Sein Bild:ich weih’s.
Un passo avanti
e l’odio lacerante m’appende al gancio
e nella cenere il mio nome scrive.
Passati sono gli anni
oggi mi ricordi
e nella quiete del Cielo
sale insieme alle farfalle
e leggero vola
un palloncino bianco.
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